Sora Luna

Normalmente non scrivo di astronomia, perché si tratta di un argomento sconosciuto ai più e forse troppo lontano dalle meccaniche della quotidianità a cui siamo abituati.
E’ però da anni, decenni direi, che gli astri e la volta celeste esercitano un fascino irresistibile sul sottoscritto.

Ecco quindi che nasce questo blog, che è più propriamente un diario della mia esperienza da aspirante astrofilo, in cui raccoglierò considerazioni ed esperienze sui miei tentativi di osservazione del cielo.

Ricordo la prima volta che iniziai a ragionare sulla grandezza dell’Universo: eravamo circa a metà degli anni ’80 quando la mia maestra elementare ci fece commentare un articolo di un quotidiano che parlava della sonda Voyager (la 2a, credo).
Pensare che avrebbe impiegato decine di anni per arrivare ai confini del sistema solare mi fece sentire immediatamente conscio della nostra insignificante piccolezza.
Qualche anno dopo, con il mio migliore amico, iniziavo a trafficare con i primi home computer (i PC odierni quella volta erano nell’anticamera del cervello dei più avanzati scrittori di fantascienza), e fra un videogame e un programmino in BASIC mi dilettavo ad osservare il cielo virtuale tramite un apposito software per C64, Sky travel. Sfruttavo in particolare la possibilità di spostarsi nello spazio e nel tempo a piacimento, così da assistere alle eclissi di sole nell’Egitto del 3000 a.C. e ad altri eventi simili.
Sognavo un telescopio ma non riuscii mai ad ottenerne uno, e così chiusi l’astronomia in un cassetto per anni.
Molti anni dopo, alle scuole superiori, lo studio dell’astronomia riaccese dentro di me i ricordi d’infanzia e aggiunse basilari nozioni di astrofisica, completando l’entusiasmo infantile con qualche competenza specifica più avanzata.
Seguirono letture più impegnative, ma ormai ero più interessato all’aspetto fisico dell’Universo piuttosto che alla sua rappresentazione all’uomo. Osservare le stelle mi pareva sterile, mentre ritenevo che conoscere i princìpi fondamentali della cosmologia fosse assai più importante.
Passarono altri anni nei quali inframezzai spesso, fra un saggio e un romanzo, un testo di astrofisica.
Finché… E’ esploso quel che era sopito da tempo.
Ho rispolverato dalle profondità del ripostiglio un vecchio e piccolo binocolo che riuscii a farmi regalare in tenera età, ed ho iniziato a rivolgerlo verso l’alto.
Anche lo spettacolo di un cielo inquinato da smog e luci urbane è stato sufficiente a tenermi incollato agli oculari per ore, scrutando ogni cratere della Luna e quei piccoli bagliori nel buio che comunemente chiamiamo stelle.
Individuare una stella binaria è stata una grande emozione, anche se al binocolo si vede poco più di un puntino colorato, ma apprezzare la sfericità della Luna e toglierla dalla piatta prospettiva che abbiamo di lei a occhio nudo è stato ancora più eccitante. Poterla osservare come una sfera illuminata da una fonte di luce lontana, e non come un pallido disco, è il primo passo per potersi rendere conto di ciò che ci circonda a livello cosmico.
E ora il prossimo passo sarà un telescopio, con quale spero di passare molte notti all’addiaccio a scrutare la volta celeste…

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