Cerco un centro di gravità permanente

Lo ammetto: quella canzone non mi è mai piaciuta.
Considero i centri di gravità permanenti come limitanti, in quanto promettono certezze che in realtà si rivelano effimere esattamente come quasi ogni cosa in questa vita.
Questo blog però non parla di filosofia povera, bensì di astronomia e osservazioni del cielo, campo in cui la stabilità riveste un ruolo di primaria importanza.
Torniamo a noi, allora.
L’errore principale di molti neofiti, quasi tutti, è quello di guardare in ordine inverso alle caratteristiche di un telescopio.
Per prima cosa, il novellino viene attratto dalla computerizzazione, il cosiddetto GoTo, quel magico espediente che gli permetterà di puntare qualsiasi oggetto senza neppure conoscere mezzo asterismo al di fuori del Grande Carro.
In seconda istanza, ma molto più distanziato, c’è il diametro dell’obiettivo. Il principiante ha una vaga sensazione che le dimensioni contano, anche se spesso non ne ha ben chiaro il motivo.
L’ultimo aspetto preso in considerazione dal neofita è la montatura, cioè quella massa metallica più o meno pesante e ingombrante che dovrà sostenere il complesso.

A chi ha già provato l’ebbrezza di utilizzare un telescopio risulta chiaro che l’ordine sopraelencato è palesemente inverso.
Un telescopio deve essere stabile, per prima cosa; non riuscire a mettere a fuoco un corpo celeste a causa delle continua vibrazioni è frustrante e improduttivo.
Poi ci vuole il diametro, per raccogliere quanta più luce possibile. Anche una differenza di apertura non esagerata può essere sensibile sui piccoli strumenti ed influire minimamente sul modo in cui un oggetto appare nell’oculare.
Infine, se proprio avanzano dei soldi, si può pensare a un sistema computerizzato.

Dopo questo sproloquio inutile e dannoso per la salute del lettore passo al succo del discorso, e cioè che ormai, dopo aver installato il cercatore ottico 6×30 sul mio Newton 114/900, le vibrazioni del tubo sono ormai ingestibili. Se prima erano fastidiose soltanto in fase di spostamento manuale del tubo e soprattutto mentre si fuocheggiava, ormai anche solo i movimenti micrometrici generano oscillazioni tali da frustrare ogni tentativo di osservazione.
Per questo motivo ho deciso, ancora prima di passare a uno strumento più grande e performante, di stabilizzare Zaphod per spremerlo al meglio delle sue scarse possibilità.
Chissà se spendendo una cifra modesta, diciamo intorno ai 150 euro, riuscirò a dotarlo di montatura EQ5 o qualcosa di simile. Per ora ho fra le mani una Super Polaris della Vixen, della quale ho sentito parlare solo bene nonostante la veneranda età.
Vedremo se entrerà in casa mia dopo un piccolo sforzo economico per dare solidità al mio tubottolo sfigato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *