Day 1, Pt.II: We’ve met the Met

PA242716050Non essendo gli auspici meteorologici della giornata incoraggianti, si diceva nella puntata precedente, abbiamo tentennato un po’ per decidere come trascorrere la nostra prima giornata niuiorchese. Il rischio pioggia ci ha fatto optare per il Metropolitan Museum, detto amichevolmente Met. Usciamo dalla metro vicino a Grand Central Terminal, la stazione centrale, che approfittiamo di visitare visto il suo status di monumento cittadino. Quando ne usciamo non ne siamo affatto delusi, ma i nostri stomaci reclamano del cibo: l’ora locale indica le 9:00AM, ma per noi sarebbero già le tre del pomeriggio! Un’ottima colazione abbondante tipica, a base di uova strapazzate, bacon e una sorta di caponata con patate, ci rinfranca spirito e corpo.
Risaliamo in metro e ci spostiamo al Met, raggiunto dopo una breve passeggiata di fronte a graziose casette con l’ingresso a scalini che, incredibile eh?, sembrano uscite dai quartieri residenziali di tutti quei film americani che siamo abituati ad apprezzare.
Il museo, già da fuori, non può nascondere le proprie generose proporzioni, e in noi inizia ad insinuarsi l’idea che tutto, in questa città, sia esageratamente grande. Addirittura il getto della doccia dell’albergo ha solo due regolazioni: fortissimo e cascate del Niagara!
Usciremo dal Met dopo 3 o 4 ore, dopo aver cioè visionato quisquilie come: 65.000 reperti egizi fra cui mummie,

sarcofagi, utensili di ogni tipo, statue e pure un paio di tombe nonchè un intero tempio, opportunamente trasferito dall’Egitto pietra per pietra; un piano interamente dedicato all’arte cinese e giapponese; un’ala sull’arte americana dell’800; l’ala greco-romana; il reparto di armi e armature medievali, dove mi perdo letteralmente ad ammirare armature meravigliose armature medievali fra cui quella di Enrico II; una mostra di fotografia, non permanente e quindi ancora più frequentata rispetto al resto del museo, già pieno in ogni dove; un piano sull’arte tibetana e nepalese. Ovviamente, con tutta questa scelta, alcuni passaggi devono essere un po’ velocizzati e il visitatore deve concentrare la propria attenzione sui propri interessi principali.
Usciamo dal museo e ci incamminiamo lungo l’eterna fifth avenue, fiancheggiando Central Park ai cui scoiattoli transgenici giganti gettiamo uno sguardo veloce ripromettendoci di tornarci appena il meteo ce lo concederà.
Mentre stiamo per avvicinarci al cuore pulsante dello shopping della Grande Mela, però, una pioggia torrenziale ci costringe – ahinoi – a cercare rifugio prima nell’Apple Store, dove sbaviamo su iPhone, iPod, iMac e tutto ciò che comincia per i, e poi in un negozio di giocattoli a due piani a dir poco enorme, Fao Schwarz, in cui lascio qualche striscia di bava nel reparto dedicato a Star Wars.
Nel frattempo, fuori imperversa ancora il maltempo e il traffico è quantomai caotico. Se già nelle giornate serene il miglior amico dell’autista di New York è il clacson, immaginate quale bolgia dantesca diventino avenues and streets quando piove…
Tiffany, Louis Vuitton, Armani, tutte le grandi firme che si concentrano in queste miglia dorate ci passano davanti agli occhi con il loro carico prezioso di oggetti e abiti.
Dopo una breve pausa per rifocillarci da Starbucks all’interno della Trump Tower troviamo l’NBA store, paradiso dell’appassionato di basket USA: due piani di gadgets, vestiti, magliette, cappellini e qualsiasi cosa possa venire in mente, ovviamente griffata NBA. Risultato: tre borse piene di materiale di ogni tipo, dalla coperta alle babbucce al pigiama dei Cleveland Cavaliers e dei New York Knicks.
Un frugale pasto al McDonald’s (ma giuro che da domani – cioè oggi – mangeremo meglio e più sano) e poi via in albergo, sfiniti ma contenti di una giornata intensa cultural-mondana.
Come nota a margine abbiamo constatato la preponderante presenza di latino-americani e neri fra le schiere di commessi, camerieri e inservienti della città, probabile segno di una differenziazione sociale mai del tutto cancellata.

Presto una selezione semicasuale delle prime foto su facebook; al nbostro ritorno mi dedicherò al loro sviluppo e pubblicazione in qualità un po’ migliore.

7 risposte a “Day 1, Pt.II: We’ve met the Met”

  1. Il museo che avete visto non è un museo, è enormerrimo!!

    Credo che Maria si trovi a suo agio con la quantità di cibo, no? 🙂 La foto rende l’idea..

    A proposito di foto, se le mettessi anche da qualche parte diversa da facebook le potremmo vedere anche noi!!

  2. Tu sai quanto ti sto invidiando da quando ho letto con quanta roba sei uscito dall’NBA Strore, vero?!?!?!

    Anche il piatto che Maria sembra apprezzare molto ha un gran bell’aspetto!

    Ciao niuorchesi. Buon proseguimento.

  3. Eilàààà!!!!!!! Bellissima la foto della pappona e un quintale di invidia per la visita al museo! Mi raccomando desidero dalla signora dettagliata descrizione delle vetrine della moda niuiorchese al ritorno! E’ fantastico sembra siate in una puntata di qualche noto telefilm… Anche noi stasera abbiamo la nostra apple pie così ci sentiremo… VISCINI VISCINI !!!! Un saluto anche dal mio company ciao!

  4. Domani in un famoso ristorante di Manhattan festeggiano la giornata della pasta!! Così, se volete mangiare un po’ sano 🙂

  5. Metteremo le foto anche qui… Almeno qualche anticipazione.
    Domani siamo a mangiare al ristorante girevole al 47mo piano, niente pasta temo! 😀

  6. @Luca: avevo la mascella spezzata in quello store… E non ho detto proprio tutto tutto. 😉
    Roba da pazzi, davvero.
    @Alessia: è pazzesco davvero, le proporzioni di questa metropoli sono semplicemente fuori parametro in ogni aspetto. Oggi abbiamo scoperto che anche i tubetti di dentifricio sono il doppio dei nostri! 😀 Buona apple pie, vi pensiamo!

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