Day 5: MAD, MoMA e non solo

PA283650001Anche oggi pioggia battente a New York. Ora leggera ma fastidiosamente intensa, ora violenta e martellante. In queste condizioni è stata una scelta pressoché obbligata quella di rinchiudersi in due dei musei che avevamo previsto di visitare. Scesi dalla metro a Columbus Circle verso le 10 di mattina troviamo rifugio, in attesa dell’apertura del Museum of Arts and Design (MAD), al Time Warner Center, centro commerciale su più piani dall’aria molto curata. Fra le attrazioni più interessanti per il sottoscritto una immensa libreria. Forse torneremo nei prossimi giorni ad esplorare il resto del centro, chissà.

Una volta entrati al MAD, del quale riesco a rubare uno scatto prima di essere rimbrottato da parte della security che mi chiede di consegnare le “armi”, ci troviamo di fronte la sterminata collezione di spille di Madeline Albright, ambasciatrice degli USA della gestione Clinton. PA283658002La Albright aveva la peculiarità di indossare una spilla diversa a seconda dell’occasione, utilizzando questo ornamento per comunicare o esprimere, più o meno sottilmente, le proprie posizioni quali ad esempio la propria disponibilità al dialogo o il proprio appoggio alla persona con cui stava trattando. Seguono altri piani interessanti di oggettistica, design e arte moderna molto particolare realizzata con materiali poveri.

Dopo aver trangugiato per 5 dollari un panino lungo un piede (30cm) da Subway, arriviamo al celeberrimo e celebrato Museum of Modern Art, quel MoMA che, contrariamente al MAD, infastidisce costringendo a un eterno check-in e tradisce le aspettative. PA283713003Probabilmente non sono la persona più indicata per godere di un’esposizione di arte moderna, ma proprio non riesco a trovare gradevoli o significativi dei lavori quali un quadrato completamente bianco oppure un filo di rayon teso a forma di semplice trapezio. Interessanti però le aree dedicate al design, nonché qualche opera di Van Gogh, Klimt, Picasso, Dalì, De Chirico, mentre i vari Monet, Manet, Matisse, Mondrian e compagni non mi hanno mai destato il benché minimo interesse.

Usciti dal MoMA ci dirigiamo alla gigantesca New York Public Library, che ospita centinaia di migliaia di tomi, mappe, volumi di qualsiasi epoca, dalla Bibbia di Gutenberg ai best seller dei giorni nostri. E’ decisamente troppo grande per essere visitata in tempi umani, senza pensare a tutto il tempo che servirebbe solo per leggere il titolo di un libro su cento. Il palazzo Beaux Arts merita perlomeno un’occhiata, ad ogni modo.PA283820006

Ci incamminiamo verso Times Square, che incarna l’idea che molte persone hanno di New York, così costantemente illuminata a giorno dagli enormi schermi pubblicitari, prima della quale avvistiamo Macy’s, che viene altisonantemente descritto come “The larger shop of the world”. Da incauti visitatori ci accorgiamo, una volta entrati, che la nomea potrebbe non essere esagerata: questo negozio è formato da quattro palazzi collegati internamente fra loro in un solo negozio, che offre qualsiasi articolo per la casa, la cura personale e l’abbigliamento, per uomo donna bambino e semidio, nonché diverse zone ristorazione fra cui un grande Starbucks.

Ci ripromettiamo di tornarvi con più calma e meno stanchezza e proseguiamo verso la meta agognata: il Bubba Gump. PA293842008Questo locale di Times Square prende ispirazione dal film Forrest Gump, in cui il protagonista conosce Bubba, pescatore di gamberi della Louisiana. Va da sé che il menù del posto è a base di gamberi e crostacei assortiti, serviti in abbondanza e cucinati in tutti i modi conosciuti e sconosciuti. Il cibo è buono e la cornice è pittoresca, con cartelli recanti citazioni dal film, ambienti ricreati alla perfezione e oggettistica varia, sempre legata al film stesso.PA293826007

Unico neo della serata: due ragazzi lasciano sul tavolo oltre cento dollari (!) per aver mangiato aragosta al vapore e qualcosa d’altro, ma due minuti dopo un cameriere è anticipato da un altro ragazzo che intasca il contante e aumenta il passo fino all’uscita. Passato un istante di “stordimento”, chiamo il cameriere e lo avverto del misfatto, ma ormai è troppo tardi e il malfattore si è perso a Times Square, per giunta pattugliata da polizia in ogni dove.

La cameriera, laconica, alza le spalle e sospira “New York City…”. Come dire che, anche dietro una patina di lussureggiante sfavillìo, la natura umana resta sempre la stessa.

4 risposte a “Day 5: MAD, MoMA e non solo”

  1. Di la verità, ci sei rimasto male solo perchè volevi prendere tu i 100 dollari 🙂
    Peccato che il tempo non sia dei migliori, speriamo che cambi.

    Hai cominciato a vedere qualche partita NBA in tv o sei troppo stanco la sera per farlo?

    A presto. Saluta Maria

    Ciao

  2. Secondo me se al tipo non andava dritta si trovava addosso i cops di mezza Times Square armati di mazze chiodate e pugni nelle mani (cit). 😀
    Oggi è bel tempo e dovrebbe restare così per qualche giorno, ma effettivamente la fortuna non è stata con noi finora: su cinque giorni ne abbiamo avuti tre di pioggia!
    Ieri sera mi sono visto mezza partita in TV appena arrivato in albergo, poi è iniziata la seconda e mi sono addormentato di colpo senza neppure accorgermene, Ehm…
    Besos!

  3. Eccoci! dopo due giorni intensi riesco finalmente a leggere i tuoi racconti e devo dirti che mi immergono in un’atmosfera molto english (pioggia:)) ed emozionante ma che bravo che sei!!! Che dirvi? riuscirete a riapprezzare la cucina italiana dopo giorni di international food? Però che figata poter mangiare di tutto dappertutto quella è vera vacanza e puro divertimento per il palato per noi onnivori ed esploratori di prelibatezze culinarie! Un bacione grande grande alla signora!

  4. La cucina italiana? La cosa che rimpiangiamo maggiormente è la possibilità di farci da mangiare da noi, ma a tutti gli effetti in una metropoli come questa può capitare di non sentirne la mancanza vista la smisurata varietà di offerte culinarie a qualsiasi ora del giorno e della notte!
    La signora ricambia!

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