Quando i soldi non bastano.

A volte ringrazio di non essere ricco.
Mi piacerebbe avere i soldi per costruirmi un osservatorio in montagna, con una testa equatoriale solida come roccia e un tubo dal diametro a dir poco generoso.
Mi piacerebbe avere il portafoglio sufficientemente gonfio per potermi gustare un grosso Schmidt-Cassegrain su una bella equatoriale.
Quando le fantasie svaniscono e torno alla realtà, alle volte mi sento sollevato.
Perché?
Perché essere obbligato a dovermi fare le ossa gradualmente, su sistemi faticosamente acquistati, senza goto e con traballanti montature, mi permette di imparare dove puntare il mio tubo ottico, cosa puntare, cosa guardare.
Fine del preambolo, passo al piatto forte di questo post: la scena a cui ho assistito l’altro giorno in un negozio di astronomia, quasi imbarazzante.

Quando sono arrivato in negozio c’era un signore sulla cinquantina, naturalmente in coda prima di me per avere i servigi del paziente e preparato commesso, che stava palesando l’idea di cominciare con l’astrofotografia.
Eppure non sapeva cosa fosse la posa bulb di una reflex, nè cosa fosse un dark frame. E fin qui potrebbe anche starci.
Segue, però, che non sapeva neppure cosa fosse lo stazionamento di una montatura. E che voleva fare foto solo per “vederci meglio”, ma non aveva idea di cosa fosse un’autoguida.
Insomma, per farla breve alla fine si scopre che possedeva un Takahashi da 90mm su CG5, suo primo e unico telescopio. 4000 euro di attrezzatura.
Ovviamente è assurdo, in casi come questi, acquistare come primo strumento un apo di prima qualità e dal diametro tanto piccolo, quando un lidlscopio di pari dimensioni si pagherebbe una minima frazione e, a parità di utilizzo e di esperienza nel visuale, offrirebbe le stesse soddisfazioni.
Mentre era alla cassa e stava per acquistare una EOS 500D modificata a 800 euro circa, sciorina altri gazillioni di domande che denotano un’estrema ignoranza nel campo (il che non è un delitto, sia chiaro, anzi è la condizione iniziale di tutti noi).
Quindi, durante la tempesta di domande e di richieste avanzate dal signore in questione, si scopre che:
– Avrebbe avuto bisogno di tubo di diametro sufficientemente grosso per poter apprezzare gli oggetti celesti, quindi perlomeno 20cm/8″;
– Avrebbe voluto una montatura con goto perché non sapeva puntare gli oggetti e non sembrava avere intenzione di imparare il cielo;
– Detta montatura avrebbe dovuto pesare meno di 10 chili (già troppi), perché spostare il telescopio dal garage al giardino (!) “gli rompeva i *****oni” (testualmente);
– Il tutto avrebbe dovuto essere estremamente trasportabile per poterlo infilare nel bagaglio a mano durante i viaggi fra le sue 3 abitazioni sparse per l’italico stivale; l’altazimutale del Nexstar 8″ era già troppo ingombrante per lui.

Per fortuna il commesso del negozio, preparatissimo e gentilissimo, ha fornito consigli disinteressati e onesti, estremamente intelligenti, senza farsi ingolosire dalla notevole disponibilità economica dell’avventato cliente.

Da tutto ciò ho dedotto che forse poter spendere soldi con estrema facilità dà un po’ alla testa, a volte… E fa perdere il contatto con la realtà, che invece ogni giorno ricorda a noi poveretti che, per ottenere qualcosa, bisogna lavorare sodo studiando carte stellari, teoria ottica e facendo prove, controprove e fallimenti sul campo, bardati come dei pinguini nelle fredde notti invernali, dopo aver trasportato chili e chili di attrezzatura a decine o centinaia di chilometri da casa.

E ora torno a riscaldarmi davanti al termosifone, ché ho ancora il gelo di ieri sera incrostato sulle ossa.

4 risposte a “Quando i soldi non bastano.”

  1. sagge parole! Leggo spesso di neofiti che iniziano con ad esempio un C8 e poi chiedono quale oculare dà + ingrandimenti se un 5mm o un 24mm. La teoria è per pochi…purtroppo!
    E' proprio vero che dio dà il pane a chi non ha i denti.

    PS
    Auguri

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