Quelli che ben pensano?

Il fiume delle conseguenze

Sono al fiume, sdraiato sotto raggi di sole intermittenti, e vorace mi nutro delle pagine del malcapitato libro di oggi.

Felici famigliole, ragazze, dolci coppiette si appiattiscono sui sassi come gechi alla ricerca dell’ultimo scampolo di calore.

Assorto come un monaco benedettino quasi non mi accorgo del sopraggiungere di una bicicletta alle mie spalle. Scosto di qualche millimetro gli occhiali da sole con un importante arricciamento di naso e vedo scendere dalla bici un uomo di mezz’età vestito di soli pantaloncini. Corpo asciutto e abbronzato, capello scuro, crespo e riccio raccolto a fatica da un elastico arancione. Piedi nudi, viso dai lineamenti grossolani – ho pensato.

Sceso di sella, si leva i pantaloncini e resta in boxer e si immerge fino alle cosce in acqua. Si guarda intorno, esce dall’acqua e si siede all’ombra per un po’ a… Guardare il fiume, oserei dire, finché non si è alzato e, prima di andarsene, mi ha chiesto con gentilezza una sigaretta, se l’è accesa, ha inforcato nuovamente il suo mezzo ed è ripartito.

Potrebbe sembrare una scena completamente naturale e indegna di essere riportata, ma ne sono rimasto coinvolto in quanto ha mosso qualcosa dentro me.

Che cosa, infatti, mi ha incuriosito di quel personaggio? Pensare che addirittura qualcuno lo guardava con timore, come se fosse uno svitato capace di qualunque follìa, una scheggia impazzita di potenziale nocivo nella folla di benpensanti.

E invece, in quel momento, la persona più a suo agio nel mondo era proprio lui. Lui che privo di orpelli e vestito solo di sé stesso è arrivato al fiume, ha deciso di rinfrescarvisi nel vano tentativo di scrollarsi di dosso l’afa, ha contemplato lo splendore della natura senza neppure calcolare gli umani che lo circondavano – fatto salvo il fugace contatto col sottoscritto, durante il quale tra l’altro ha allungato l’occhio per cercare di leggere il titolo del libro che avevo lasciato aperto sull’asciugamano – ed è ripartito.

Cosa che, raccontata così, sembra perfettamente normale e plausibile, ma nel mondo in cui viviamo è quanto di più distante dai comportamenti a cui siamo abituati, ragion per cui ne siamo colpiti e in parte spaventati.

Oh, uomo, quante cose hai dimenticato di te stesso e del mondo da quando ti sei evoluto

P.S. Spesso, sbagliando, comincio a scrivere un post spremendomi il cervello per trovare un titolo che possa riassumere quello che ancora non ho scritto. Questa volta ho deciso di rettificare i passi della genesi del post, conformandomi a quella che dovrebbe essere una logica più filante.

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