Vedere l’alba e rimetterci un filtro

Two Suns

Svegliarsi all’alba e trascinare la dormiente moglie in collina, in riva al fiume, in una fresca domenica mattina di inizio agosto. Questo era il piano di ieri.

Normalmente la mia indole plantigrada non mi permette di alzarmi dal letto, nel weekend, prima di un’ora prossima al pranzo, ma questa volta la passione fotografica ha avuto il sopravvento sulla pigrizia.

Gambe in spalla, occhietto ancora tirato dal sonno, forme del cuscino impresse sul volto come scarnificazioni rituali dell’Africa nera.

Il sole avrebbe dovuto sorgere alle 6 circa, e infatti lungo la strada già aveva fatto capolino, proprio mentre stavamo facendo tappa presso delle simpatiche rovine che avevo adocchiato da tempo.
Immortalati gli antichi sassi toccati da raggi pressoché orizzontali, giro l’auto e ripartiamo alla volta della nostra vera destinazione.

I colori dell’alba acquerellano il fiume e i monti circostanti, mentre le acque sono stranamente calme e lisce come il classico specchio, ma il sole è ancora celato timidamente dietro le alte pareti rocciose.

Nell’attesa di vederlo spuntare, una fresca e fastidiosa brezzolina si leva e soffia incessante, trasformando i nostri venti minuti di attesa in una danza epilettica di arti infreddoliti.

Quando infine la nostra stella si leva dalla cima della montagna, però, il vento cessa e il fiume torna piatto, quasi a voler supportare la superba bellezza del Sole che vi si specchia senza falsa modestia.

Cavalletto in postazione, fotocamera impostata, scatto. Scatti. Altri scatti, per sicurezza.

E, tornando alla borsa della reflex, che avevo lasciato a qualche passo di distanza, l’orrida sorpresa: un filtro Lee ND 0.6 graduato, che avevo usato poco prima e che avevo appoggiato sulla suddetta borsa, era stato alzato dal vento ed era caduto poco distante sui sassi circostanti, frantumandosi senza pietà. E io che pensavo che i filtri, essendo fatti di materiale plastico, fossero un po’ più resistenti…

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