Fotografia matrimoniale, questa sconosciuta

All'altare

In occasione dell’invito a tre matrimoni nel giro di pochi mesi, la mia inclinazione per la fotografia mi ha fatto approfondire uno degli aspetti più classici e diffusi dei preparativi, della cerimonia e del ricevimento: il servizio fotografico.
Fra le altre cose, ho scoperto che:

1) Il mercato della fotografia matrimoniale è molto vasto ma, qualitativamente, in media piuttosto scadente. Come in molti altri settori professionali, infatti, anche quello dei fotografi matrimonialisti vanta un esiguo numero di punte di diamante, veri professionisti di talento che uniscono sensibilità, conoscenza dello strumento e organizzazione nei minimi dettagli. Gli altri riescono a tirare fuori delle prestazioni dignitose o addirittura decisamente insufficienti, cosa difficilmente deglutibile da chi svuota il portafogli per ingaggiarli.

Sommersi dal riso

2) Pensavo che la mia “piccola” EOS 50D con qualche obiettivo di media qualità fosse un po’ sottodimensionata per ottenere risultati professionali, ma ho scoperto che ci sono persone che si vendono a caro prezzo pur possedendo un’attrezzatura di classe uguale o anche inferiore, talvolta ricorrendo addirittura al flash integrato poiché sprovvisti di quello esterno.

3) La fotografia matrimoniale è una brutta bestia, il che spiega in parte il punto 1. Richiede un sacco di dimestichezza con la propria attrezzatura, un notevole colpo d’occhio, sensibilità ed empatia per cogliere i momenti più importanti e le persone più care agli sposi, e in generale una confidenza superiore alla media con il mezzo fotografico.

4) Non esiste la foto matrimoniale perfetta. Ci sono sposi che richiedono le classiche foto in posa, sguardi lungimiranti verso l’orizzonte, scatti grandangolari di grupponi di centinaia di parenti e amici in cui riconoscersi sarebbe improbo e improbabile; altre coppie invece vogliono lasciare tutto, o quasi, all’improvvisazione del fotografo, per catturare con quanta più naturalezza possibile l’intero evento. In quest’ultimo caso, però, il compito del fotografo è estremamente più arduo e molto più alta è la sua responsabilità.

5) Esistono mille modi per processare uno scatto, perciò nell’imbarazzo della scelta è meglio produrre qualche alternativa che si ritiene convincente e lasciare la scelta al committente, cioè agli sposi.

6) Avevo sempre pensato che la fotografia matrimoniale fosse noiosa e poco creativa, ma mi sbagliavo. Le situazioni che si possono sviluppare nell’arco della giornata sono molteplici, e la soddisfazione nel riuscire a coglierle e dar loro un’interpretazione personale può essere molto alta.

7) L’attrezzatura conta non poco. Pensare di scattare delle foto di qualità con una macchina di fascia entry o medio-bassa, con obiettivi poco performanti, è utopico, a accorgersene quando gli sposi richiedono una copia 50×70 di “quella foto tanto bella” che avete stampato in 10×15 non è bello. Meglio avere un buon corpo macchina con un solo obiettivo di fascia alta che un corpo di media qualità con un kit completo di lenti mediocri.

Il taglio della cravatta

8 ) Conoscere i propri strumenti fotografici non basta: è necessario anche avere una dimestichezza notevole con gli strumenti informatici (parlo di informatica perché credo siano pochi i matrimonialisti che fanno ancora affidamento sulla pellicola): l’acquisizione e la selezione delle foto può essere un processo lungo e laborioso se non si usano gli strumenti giusti (Adobe Bridge è ottimo, per questo tipo di attività), e diventa fondamentale crearsi delle proprie azioni, filtri o plugin personalizzati per automatizzare certe operazioni di elaborazione in modo da dare un look quanto più omogeneo agli scatti.

9) In rete c’è una sterminata base di articoli sulla fotografia matrimoniale, in inglese come in italiano. Nella nostra lingua mi permetto di riportare un link a un articolo davvero approfondito e molto curato sul sito di Andrea Olivotto .

10) Lungi da me l’idea di definirmi come fotografo, e tantomeno matrimonialista. Scatto ai matrimoni degli amici e non a fini di lucro, ma solol per la soddisfazione di imparare e, forse, riuscire a lasciare agli sposi qualche ricordo in più, da un punto di vista differente, di una giornata indimenticabile. Poi, se un giorno mi riterrò all’altezza, chissà…

La sposa sorridente

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