Il range dinamico e l’esposimetro dei poveri

Spesso capita di trovarsi in difficoltà a fotografare scene in cui c’è un ampio range dinamico. Per range dinamico si intende “semplicemente” la differenza di esposizione, in f-stop, fra l’ombra più scura e la luce più chiara presenti nella scena; esempi classici di queste situazioni si verificano quando il cielo è molto luminoso.

In questi casi l’esposimetro valutativo presente nella reflex digitale può sbagliare, soprattutto se si utilizza l’impostazione di default (evaluative exposure), con la quale l’esposizione viene valutata facendo una sorta di media di tutto il fotogramma.

Un esposimetro esterno è la soluzione ideale, ma per chi non ne disponesse esiste un metodo empirico per ottenere un’esposizione corretta nella maggior parte dei casi.

Iniziamo mettendo la fotocamera in priorità di diaframma e aprendo al massimo il diaframma, diciamo a f/2.8 per esempio. Poi impostiamo l’esposimetro della fotocamera sulla modalità spot, che misura l’esposizione soltanto nel punto centrale dell’inquadratura. Portiamo il centro dell’inquadratura sull’ombra più scura della scena e premiamo a metà il pulsante di scatto. Otterremo un preciso tempo di scatto, ad esempio 1/60 sec., che sarà il tempo necessario a non sottoesporre l’ombra. Poi impostiamo la fotocamera in priorità di tempi, impostiamo il tempo ottenuto (1/60 sec. nel nostro caso) e puntiamo verso il punto più luminoso della scena. Otterremo, stavolta, un valore di apertura del diaframma, nel nostro esempio f/22.

A questo punto possiamo dire che la nostra scena ha sei stop di range dinamico; contando da f/2.8 (ombre) a f/22 (alteluci) in incrementi di uno stop, infatti, otteniamo: ƒ/4, ƒ/5.6, ƒ/8, ƒ/11, ƒ/16, ƒ/22 .

A metà strada fra f/2.8 e f/22 c’è f8, quindi se esporremo la scena a f/8, 1/60 sec., dovremmo ottenere il miglior range dinamico possibile. In pratica ogni parte della scena, con questi valori di diaframma e otturatore, sarà resa come tono medio, perciò elimineremo o ridurremo al minimo le sovra(e sotto)esposizioni.

E’ un metodo che sembra forse un po’ macchinoso, ma una volta presa confidenza si rivela molto utile soprattutto nella fotografia paesaggistica.

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