Kenya, Day 3: Tsavo West -> Amboseli

GhepardoLa sveglia suona presto ma, come intuibile, ci trova già svegli, ed è in realtà un segnale liberatorio che segna la fine della tormentata notte. Colazione e partenza per il primo safari della giornata, e la fortuna sembra assisterci spazzando via senza ritegno le tensioni delle ore precedenti: avvistiamo infatti parecchi animali, fra cui gruppi di impala e dik dik, eleganti gruppi giraffe e infine, uno splendido maestoso ghepardo che transita a pochi metri dal nostro pulmino.

La giornata prevede un intenso programma, la cui prima tappa saranno le Mizma Springs, delle sorgenti ricche di fauna fra cui coccodrilli, ippopotami e i soliti immancabili babbuini.

Proseguendo sulla lunga strada verso l’Amboseli National Park attraversiamo un paesaggio quasi lunare: una distesa di rocce laviche nella quale solo alcune rare gazzelle si avventurano. Gazzelle rareUna grossa aquila ci osserva dai rami di un baobab, mentre famiglie di facoceri e struzzi pascolano nell’alta erba ingiallita dalla siccità.

Bimbi Masai
Bimbi Masai

Francis lancia il malridotto mezzo a velocità sostenuta sulle piste dissestate, finché giungiamo a un villaggio Masai, che ci restituisce impressioni contrastanti. Fra capanne di fango e bambini lerci e scalzi, infatti, si aggirano giovani uomini vestiti in tipici abiti Masai, con poco tipici cellulari appesi alla cintura. I rituali di accoglienza – una danza rituale e una preghiera – sono molto teatrali e ci mettono un po’ a disagio. Una visita alle modeste e minuscole capanne e una chiacchierata con i giovani, alti e slanciati, un passaggio obbligatorio all’immancabile mercatino e siamo pronti a ripartire.

L’arrivo all’Amboseli Sentrim Camp non promette bene: il paesaggio è desolato e gruppi di grossi avvoltoi svolazzano sui baobab circostanti. Fortunatamente la prima impressione è subito smentita da quello che si rivelerà essere il più confortevole e sicuro fra i campi tendati che visiteremo.

Il successivo safari nell’Amboseli National Park conferma senza riserve che ci stavamo sbagliando. La sconfinata distesa di erba e arbusti, punteggiata qua e là da qualche sparuto albero, è abitata da grandi branchi di erbivori. Zebre, gnu, bisonti, gazzelle, antilopi, elefanti e una moltitudine di altre specie si muovono liberamente fra pozze d’acqua ed enormi praterie.

A un certo punto Francis attira la nostra attenzione: “guardate, si vede il Kilimangiaro”. Guardiamo sotto la coltre di nuvole che corrono sull’orizzonte ma non scorgiamo la leggendaria montagna. Non finché non alziamo gli occhi sopra quelle nuvole, dove la vetta perennemente innevata troneggia imponente.

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Un elefante pascola sotto al Kilimangiaro

Lo spettacolo toglie il respiro, gli occhi quasi si inumidiscono al cospetto di una bellezza così commovente e pura. Gazzelle, sciacalli, iene, antilopi, elefanti, zebre, gnu e tantissimi altri animali popolano questo parco, il più lontano dalla costa e perciò il meno visitato, immeritatamente, dai turisti in vacanza balneare.

L’immagine di un grosso maschio solitario di elefante che cammina lentamente nella prateria al tramonto, in fronte al colossale Kilimangiaro, resterà impressa per sempre in noi.

Arriva la notte, e solo il vento e i grilli ci tengono compagnia nella sottile tenda nella quale vento e luce lunare non faticano ad entrare.

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