-4: Raccolta differenziata

La piccola Venezia

Quattro: tanti sono i giorni che mi separano dalla partenza verso una svolta epocale nella mia vita. Non sono il primo, nè l’unico nè l’ultimo ad emigrare in un paese straniero, ma fa sempre un po’ di impressione lasciare la via vecchia, costellata di amicizie, conoscenze, territori conosciuti e porti sicuri, per avventurarsi in terreni inesplorati fra volti nuovi e lingue diverse.
E allora l’attesa si riempie di domande, alle quali ovviamente ancora non si può avere risposta, e si trasforma in una sorta di limbo. La vita passata, infatti, è là, dietro quella riga tracciata per terra, mentre la vita futura è ancora da venire. E’ una strana sensazione quella di sapere di partire, senza avere la più pallida idea di quando e di se si tornerà.

Si tirano le somme di un pezzo di vita corposo, molto sostanzioso essendo… Uhm… Sì, direi il 100% del proprio vissuto, nella consapevolezza che l’unica cosa che entrerà di diritto nella valigia sarà proprio tutto quello che hai fatto, quello che avresti voluto fare, e anche quello che forse non avresti dovuto fare. Ricordi, tanto intangibili quanto concreti e a volte ingombranti, dei quali si è obbligati a fare raccolta differenziata.

Saltano in mente tutte quelle cose che non rifarai tanto presto, come quel bar nel quale sapevi che avresti trovato quelle persone con le quali avevi affrontato quei discorsi in quelle notti di quell’estate. Come gironzolare per la città incontrando persone che forse avevi visto anni prima e finire per passarci insieme una serata, chiacchierando di tutto un po’ come perfetti sconosciuti che si conoscono più di quanto avrebbero potuto pensare.

E’ anche interessante sentire tutti i commenti a una decisione tanto radicale.

  • Come, te ne vai? Ma qui avevi un lavoro sicuro!
  • Ti invidio, ma non lo farei mai! Non riuscirei mai a staccarmi dalla mia terra.
  • Ma cosa mangerai? Rinuncerai alla cucina italiana?
  • Stai scappando da qualcosa, vero?

E decine di altri. La sensazione di appartenenza a una terra o a un popolo non sono parte di me, e comunque lo sono molto meno rispetto alla curiosità di provare altro, di vedere altre parti di mondo e soprattutto di viverle da dentro, di capirle. Il che è ben altro dalla voglia di fuggire, che non è applicabile appunto per il discorso dei bagagli e della raccolta differenziata di cui sopra.
L’aspetto culinario, poi, è ingenuamente divertente; come se vivere in un paese straniero implichi necessariamente nutrirsi nei ristorantini tipici locali.

Insomma, stavolta si parte sul serio, fortunatamente con un appoggio enorme da parte dell’azienda di destinazione, che mette a disposizione del neo-assunto un’organizzazione capillare che lo assiste in ogni aspetto dell’inserimento nella nuova società, dall’apertura del conto in banca al trasloco alla ricerca della nuova abitazione. Tutte cose alle quali non siamo neppure lontanamente abituati, e che ci fanno sentire un po’ come gli emigranti di una volta, quelli con le valigie di cartone.

L’aspetto sicuramente più controverso di un cambio radicale come questo? Le persone. Tutte quelle conosciute nell’arco dei 28 anni vissuti nella piccola vecchia Udine, tutte quelle con cui si è passato un giorno, un’ora, una settimana oppure vent’anni della propria vita. Tutte quelle che hanno speso il loro tempo per parlare e per ascoltare, per stare in silenzio o per ridere insieme.

E’ per loro che ho perso qualche ora della mia notte per produrre questo piccolo ricordo. E, se non ci siete nei credits ma lo state guardando, sentitevene parte.

Cliccare qui: My life – Grazie a tutti voi

4 risposte a “-4: Raccolta differenziata”

  1. Bell’articolo… avrei potuto scriverlo io 😉 Una a cui di domande e commenti così ne sono piovuti a bizzeffe, una che ha appena iniziato una nuova avventura nel 5º Paese della sua vita e che di raccolta differenziata ne ha dovuta fare un sacco per far posto a quelle emozioni, ricordi, persone, situazioni e culture che ti fanno aprire, capire, sentire, VIVERE. Ovvio che fa male lasciare gli amici di tutta una vita, la famiglia, la propria terra…. ma ti accorgerai molto presto che ne sarà valsa la pena e che -frase fatta ma verissima- i veri amici non ci abbandonano mai e non hanno bisogno della vicinanza fisica per starci accanto 😉
    Appoggio in pieno e ti mando un enorme in bocca al lupo!
    Cris*

    1. Grazie Cris!
      In questo momento ho anche bisogno delle persone che appoggiano la mia scelta. Io la appoggio con tutto me stesso, altrimenti non avrei mai preso questa strada sicuramente non facile, ma credo che sia un’enorme opportunità di crescita, personale prima che professionale.
      Crepes per il lupo!

  2. Ti capisco Gabriel, quante volte ci ho pensato anch’io ad andare via dall’Italia, ma sono una fifona.

    Sono sicura che le tue capacità saranno molto più apprezzate all’estero che qua, dove a causa della fuga dei cervelli, ormai sono rimaste quasi tutte teste di c.!

    hehe!

    In bocca al lupo e mandaci foto dei cieli stranieri!
    Buon viaggio.
    Bea

    1. Bea, effettivamente per decidere di andarsene bisogna prendere un po’ il coraggio a due mani e mettersi in gioco completamente. Non so dove questo percorso mi porterà, ma ce la metterò tutta!
      E poi in Germania hanno un ottimo mercato di attrezzature astronomiche, telescopi e affini! 😉
      Grazie e a presto 🙂
      Gabriel

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