Vento dall’est, musica dall’ovest

Il cielo blu, dopo due settimane

Gli abitanti di Ulm dicono che, quando arriva il vento dall’Est, spazza via la nebbia. Già ieri la valle si era nettamente rasserenata, ma oggi quando mi sono svegliato sentivo il vento fischiare fra gli alberi intorno a casa. E il cielo, sopra la distesa di campi visibile dalla finestra della mia camera, per una volta si lasciava guardare fino all’orizzonte, senza nascondersi pudicamente dietro al consueto sudario di foschia.

Ho passato il resto della giornata in attesa dell’evento di questa sera: il concerto di Yann Tiersen, eclettico artista autore, tra l’altro, della colonna sonora del film “Il favoloso mondo di Amelìe”. L’appuntamento era a Stoccarda alle 19:30.

Verso le 18 circa, un italiano e un finlandese di buona volontà stavano partendo alla volta del LKA Longhorn, locale non meglio identificato della metropoli. Avevo le mie riserve sulle possibilità che Aki, legato esclusivamente a musica classica e lirica, gradisse questo tipo di concerto, vista la recente virata netta dell’artista francese verso l’elettronica e la sperimentazione, ma nonostante qualche avvertimento il mio buon coinquilino ha accettato di provare una nuova esperienza. Finlandese avvisato, mezzo salvato, circa.

Il palco dell'LKA Longhorn prima del concerto

Il Longhorn già da fuori si propone come un locale decisamente alternativo, che suscita sospetto in Aki così come fascino nel sottoscritto. L’interno è quello di un vecchio magazzino o fabbrica, classica location per concerti di natura alternativa (e infatti prossimamente si prevedono Opeth, Dream Theater e tanti altri), che all’ora del nostro arrivo comincia a popolarsi di ragazzi e ragazze di età differenti, e che per l’inizio del concerto è pieno in ogni sua parte.

Parte il gruppo di supporto, che suona ciò che nella mia ignoranza potrei definire un onesto elettro-grunge, e ci intrattiene – Aki non sarebbe d’accordo con questa definizione – per una mezz’ora, prima che Tiersen e la sua band scendano sul palco da una scala laterale.

Il concerto comincia così (cliccami) .

Prosegue nell’elettronica sperimentale per circa un’ora e mezza provocando la felicità degli astanti, me compreso, e la sofferenza di Aki che trova l’unico conforto in un pezzo per armoniche a bocca, gravando sul mio senso di colpa per averlo trascinato in cotanto frastuono.

E ora, ancora un po’ di Tiersen in cuffia prima di chiudere gli occhi e affrontare la notte che mi porterà al principio della mia terza settimana tedesca.

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