Public relations, small pigs, and the last Beck’s

Timidamente, neve

Ieri, venerdì, una lunga e ansiosa settimana volgeva al termine, e il clima pareva volerla chiudere onorandola: piogge torrenziali e raffiche di vento sufficientemente forti da sfasciare l’ombrello che mi era stato gentilmente prestato da Aki.
Alla fine della giornata era il momento di decidere se unirsi o meno a party natalizio aziendale. L’idea di prendere l’autobus, inzuppandomi completamente nell’attesa alla fermata, per arrivare alla festa bagnato come un pulcino pelato di un quintale, non stuzzicava il mio morale già altalenante. Poi, però, in maniera piuttosto casuale, ho rimediato un passaggio pur senza sapere in che modo sarei tornato indietro e a che ora, ma è stata una fortuna, perché il resto della serata – che poi è diventata nottata – è trascorso chiacchierando con persone provenienti da tutto il mondo. Parlando con una sudcoreana ho scoperto che i suoi ritmi di lavoro a Seoul erano forsennati e l’organizzazione della sua ex azienda, una famosa multinazionale tecnologica sulla cresta dell’onda, era pressoché militare: sveglia alle 5:30, un’ora abbondante di mezzi pubblici per arrivare in ufficio verso le 7, dove restava tempo per un riposino e un po’ di colazione, e poi sotto con il lavoro, indefessamente fino a sera inoltrata. Ritorno a casa in tarda serata, pronti per ricominciare un’altra alienante giornata. A suo dire, poi, la tipica timidezza che noi occidentali possiamo associare, nella nostra generica ignoranza sull’argomento, ad alcune popolazioni dell’estremo oriente, deriva dal fatto che in Sud Korea, ad esempio, la persona media difficilmente osa e rischia, e difficilmente si sbilancia. Rischiare significa infatti mettere in preventivo la possibilità di un fallimento, ma se il fallimento è percepito socialmente come inammissibile, si preferisce far restare il proprio profilo più basso piuttosto che rischiare di accollarsi un’onta.

Dopo un po’ di chiacchiere e qualche calice di vino – e in questo bisogna rendere onore alla suddetta coreana, che beveva vino rosso con disinvoltura e in quantità non indifferenti nonostante le sue dimensioni ridotte – uno strano quartetto composto da un friulano adottivo, un cinquantenne tedesco che ne dimostrava parecchi di meno e ha dovuto mostrarmi un documento per convincermi della sua età, un oriundo italo-tedesco e una messicana con la passione per l’astrofisica, si stacca dalla festa e dirige verso il centro per tenere fede a una legge non scritta del bon-ton italiano: la famigerata usanza del “bere l’ultima”.

Le ore scorrono via veloci e piacevolissime, e presto i nostri fisici cominciano a suggerirci di ripiegare verso casa.

In definitiva, tirando le somme della serata, è un bene che la mia pigrizia non abbia preso il sopravvento: non capita spesso di poter confrontarsi con persone provenienti da ogni parte del globo, peraltro tutte di mentalità sufficientemente aperta da poter intavolare discussioni interessanti.

Un piccolo prezzo da pagare, però, c’è: il mal di testa che oggi mi accompagna da quando mi sono svegliato per andare, sotto la neve, a fare il bucato settimanale alle Waschmaschine, rito consolidato finché la mia lavatrice non mi raggiungerà. Quella dannata ultima Beck’s…

Curiosità del giorno: forse non tutti sanno che in finlandese non esistono preposizioni. Come fare, quindi, per esprimere i più comuni complementi? Semplice: usando i casi e le declinazioni come in latino e in tedesco. Il punto è che il latino ha sei casi, il  tedesco ne ha quattro, ma il finlandese, mancando di preposizioni,  ne ha quattordici!

Bonus: l’equivalente della nostra “figata” italiana, “cool” in inglese se si vuole, in finlandese è letteralmente: “bella/o come un porco” (sika kaunis). E il rafforzativo è “bella/o come un porco da piccolo” (kaunis sika pienene)!

E ora stacco e vado a prepararmi per la partita di stasera: Ratiopharm Ulm vs Goettingen, basketball Bundesliga!

2 risposte a “Public relations, small pigs, and the last Beck’s”

  1. che bello sentirsi cittadini del mondo!che bello poter chiacchierare con gente che normalmente non ti sogneresti mai di incontrare, poter confrontare le proprie esperienze di vita e stupirsi sempre per quanto questo pianeta umano sia variegato!far parte di grandi aziende vuol dire anche questo: poter aprire la mente al di là del nostro piccolo mondo e guardare oltre.Al di là della nostra condizione di piccoli ma proprio piccoli uomini!E va bene se non tutti i giorni sono perfetti:l’importante è non perdere mai la curiosità di vedere cosa ci riserva il domani e con questa convinzione vivere meglio oggi… eh quanto sono introspettiva stasera? Mi sono vista per l’ennesima volta Kung-fu Panda.. 🙂 un bacio ci vediamo fine settimana!!!!!!

  2. Sí, molto filosofica ieri sera, ma ormai sará passato l’effetto. 😀
    Fra cinque giorni sono a casa dopo le prime sei settimane della mia vita fuori dall’Italia, sará una strana sensazione!

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