In un milione di piccoli pezzi

In un milione di piccoli pezzi

Il titolo di questo post é il titolo di un libro di James Frey, autore che ha suscitato un sacco di polemiche negli USA proprio con questo romanzo autobiografico, che tratta del tentativo di disintossicazione di un ragazzo ventitreenne dipendente da alcool e droghe. Il ragazzo in questione dovrebbe essere l’autore stesso, anche se in seguito si é scoperto che, al contrario di ció che era stato asserito inizialmente, la narrazione non era veritiera in ogni sua parte.

La mia opinione é che in questi casi il vero sia solo un corollario al teorema espresso dal libro, che scorre via senza intoppi nel suo stile quasi epilettico, cosí spezzettato e rabbioso e disperato.

La relativa semplicitá del lessico e delle costruzioni non nasconde un sapiente lavoro di costruzione, o ricostruzione, dell’intreccio, costellato di numerosi flashback. Semplice, ma non banale, é lo stile di Frey.

Contenutisticamente é difficile non lasciarsi coinvolgere dalla discesa agli inferi di un ragazzo che non ha perso tutto, ma che al contrario si é perso molto prima di trovarsi. James non é cattivo, non é un criminale come egli stesso si definisce piú volte nel corso del racconto. James é solo un ragazzo che, per qualche motivo, ha avuto una vita diversa da quella di molti altri, una vita votata alla dipendenza e allo sfascio della propria persona.

Senza mezzi termini e senza risparmiare alcun dettaglio, Frey trascina il lettore giú nel pozzo insieme a lui, dove tutto é buio e dove il buio pare quasi confortevole perché cela le debolezze, le annacqua e le fa dimenticare, ma senza possibilitá di cancellarle. Un pozzo le cui pareti sono ripide e lisce, quasi impossibili da scalare per uscirne, se non attraverso una ricostruzione, o costruzione, completa, del proprio essere. É una costruzione dolorosa, un cammino pericoloso nel quale si rischia di cadere piú e piú volte, ferendosi o perdendo la vita, ma va fatta. Non si puó che affrontare la propria paura e i propri drammi irrisolti, per poter finalmente trovare la pace e uscire dal pozzo. Per farlo, peró, ci vuole una dose di coraggio enorme, e la consapevolezza del rischio che si puó correre, toccando il fondo per annusarne il tanfo mortale e poi risorgendo lentamente spezzandosi le unghie sulle pareti del pozzo.  Fatte le debite proporzioni, il cammino di James Frey é lo stesso che tutti dovrebbero fare, senza naturalmente arrivare agli eccessi della dipendenza da sostanze dannose. Ma quante persone “normali” possono dichiarare con onestá di non possedere dipendenze? Non solo da beni materiali o sostanze tossiche, ma anche dal gioco, dallo sport, dalla compagnia, dalla solitudine, dall’amore? Dipendenze che cercano di colmare parti di noi che reputiamo incolmabili, e che ci permettono di scacciare via per un po’ l’inquietudine nella quale poi si ricade senza apparente motivo.

7 risposte a “In un milione di piccoli pezzi”

  1. bè non per niente mi danno della crocerossina aiuto gli altri e non me stessa forse perchè così perdendomi nei problemi degli altri non vedo i miei…. chissà….ai posteri l’ardua sentenza….

    1. @Alessia, credo che sia piuttosto comune lanciarsi verso l’esterno invece che verso la propria interioritá… Secondo me invece dovremmo farlo, anzi dovrebbero insegnarlo a scuola al posto dell’ora di religione. 😉

  2. Cancella un pò il post precedente che magari chi vuole leggersi il libro…..oggi nn sn un genio!

    Grrrrrr :/

    Cmq non ho ancora trovato un bel nuovo libro da leggere. Non so NEMMENO cosa ho voglia di leggere…

    1. Te l’ho editato, va bene? 😉
      E comunque io me lo sentivo che sarebbe andata cosí…

      Provo a consigliarti un paio di titoli via mail, qualcosa di diverso dal solito di sicuro. 50 e 50.

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