Fratelli d’Italia?

Mother Nature turns a puddle into artwork

Dovrei dormire ma come sempre non ne ho voglia. Dovrei tirarmi per le orecchie e trascinarmi sotto le coperte, invece non mi ascolto e faccio i capricci. La giornata è lunga ma mai abbastanza per fare tutto quello che vorrei, sicché la lascio sbordare un po’ nella notte, rubacchiando ore preziose al sonno in favore dell’altrettanto preziosa veglia. Fine dell’introduzione.

L’altra sera un tassista iraniano mi stava riaccompagnando a casa dalla stazione di Ulm: l’uomo, da sei anni trasferitosi in Germania, riteneva incomprensibile la mia decisione di lasciare l’Italia. “Buon cibo, bel clima, bei paesaggi e bella gente, aperta e cordiale, al contrario della Germania”, queste le parole del tassista.

Altre persone hanno espresso perplessità nei confronti della Germania senza mai esserci stati neppure in gita, a causa dei “rapporti poco cordiali che si sono instaurati negli ultimi tempi fra Germania e Italia”.

C’è del vero in queste affermazioni, oppure si tratta principalmente di giudizi a priori basati su sensazioni e quel famoso fattore ricorrente chiamato “sentito dire”?

Non sono qui da molto tempo, ma provo a fare un parallelo fra le due realtà pensando prima alle parole dell’iraniano. Quando mi trasferii in Friuli 28 anni fa, non dal profondo Sud ma dal nord Italia, non fu facile integrarsi con una realtà nuova in cui la cultura era certamente diversa e il dialetto sconosciuto. Non ho mai trovato, a Udine, un’apertura tale da potermi fermare a chiacchierare liberamente con lo sconosciuto come si faceva in altre città, se non dopo essermi creato negli anni un solido substrato di conoscenze e amicizie. La stessa “diffidenza”, a tratti, si può trovare qui, come si trovano anche persone che scambiano volentieri qualche parola pur se la padronanza della loro lingua è claudicante. I tempi cambiano, le persone in qualche modo si aprono sia qui che là – decidete voi dove stanno rispettivamente.

Passando ai rapporti “tesi” o presunti tali, è facile fare di tutta l’erba un fascio e astrarre un concetto da un articolo di un quotidiano o da una dichiarazione televisiva di Angela o Silvio. Quando però si ha a che fare direttamente con persone, il concetto astratto riguardante il popolo e la nazione straniera viene giustamente rapportato su scala umana e umanizzata. Quale, fra gli italiani, avendo un collega o conoscente tedesco trasferitosi in Italia per scelta, rispettoso delle usanze e con la voglia di imparare la lingua italiana, gli chiuderebbero completamente le porte in faccia? Io credo che saremmo più collaborativi di quanto vorremmo ammettere, vincendo infine l’iniziale diffidenza.

Siamo più simili di quanto non si creda. Forse la più grossa differenza sta nella fiducia che il tedesco medio ripone nel sistema e nello Stato, sentimenti che per ovvii motivi difettano all’italiano medio. Da ciò deriva una sostanziale disparità di intendere la vita sociale, dove per il tedesco è più ordinata e ligia alle regole e forse noiosa e limitativa, mentre per l’italiano è più libera ma a patto di pagare un prezzo forse sproporzionato in termini di assistenza, servizi, infrastrutture.

Parlando con altri italiani, in questo periodo di forte instabilità, molti di loro si ritengono benedetti per avere un lavoro, anche se il loro datore di lavoro li sfrutta per 60 o 70 ore settimanali pagandoli poco più di 1000 euro. Siamo arrivati a questo? Ad aver perso la dignità, ad essercela fatta strappare e a negare di volerla? Tanto da accettare a capo chino un sistema che ora più che mai non è meritocratico, e che ci spreme come fossimo carne da macello, mai valorizzando la singola risorsa perché “tanto ne trovo altri mille in coda per un contratto a tempo indeterminato”?

Perché due ragazzi di 28 anni in Italia dovevano essere presi a pesci in faccia, pagati 800 euro al mese con un contratto capestro ovviamente più che precario, su base trimestrale, mentre qui sono considerati dei senior e come tali inquadrati e pagati? Perché non siamo capaci, nel nostro vecchio, bellissimo e orribile stivale, a dare ai giovani e ai vecchi ciò che meritano evitando di ricorrere sempre e comunque a una gerontocrazia che ci sta affondando, assegnando il potere nelle nodose mani di vecchi e stanchi uomini che ormai sono per la maggior parte avulsi da ogni contesto, e hanno perso ogni entusiasmo se mai l’hanno avuto?

Non rileggo, clicco su “Pubblica” e vado a dormire. Mi merito queste sei ore di sonno, e se anche non le merito cerco di prendermele ugualmente.

4 risposte a “Fratelli d’Italia?”

  1. mah una considerazione potrebbe essere almeno riferita agli ultimi anni che visto che la popolazione dell’italico paese sta invecchiando è sempre più difficile accettare idee nuove e facce nuove al potere soprattutto se ci sono in ballo milioni di euro… forse ci hanno illuso che senza troppo sforzo e troppe regole ci saremmo barcamenati sì ma le cose sarebbero andate bene lo stesso…. forse a noi non piace essere costretti a seguire regole che forse sì ci romperebbero le uova nel paniere ma FORSE ci aiuterebbero a portare le cose nella giusta direzione…basta vedere i ragazzini di oggi che regole non ne hanno perchè ai genitori non interessa dargliele visto che loro per primi non ne hanno…. baratro? no ci vorrebbe una svolta la vera paura di perdere tutto, e forse tante belle parole dette e ridette… una cosa per me è vera: ogni Paese è un mondo con i suoi sì e i suoi no, ma sempre da scoprire…. impariamo a sentirci cittadini di un grande mondo come di un piccolo paese!

  2. “Parlando con altri italiani, in questo periodo di forte instabilità, molti di loro si ritengono benedetti per avere un lavoro, anche se il loro datore di lavoro li sfrutta per 60 o 70 ore settimanali pagandoli poco più di 1000 euro”..
    Bisogna avere anche il coraggio di mandare a cagare il datore di lavoro quando a 20 anni ti offre dai 100 ai 400 euro mensili per “imparare” il lavoro, perchè finchè questi signori trovano gente che si fa prendere per il culo (perchè non è lavorare quello) a quel prezzo, nessuno andrà mai da nessuna parte.

    1. Sante parole, sante. Se tutti avessero la dignitá di fare quel che dici, il mercato del lavoro in Italia sarebbe meno sacrificato.
      Purtroppo anche la legislazione e i relativi controlli non aiutano…

      1. Ok.. Lo Stato e “tutto quello che vuoi” non ci aiuta..
        Però se qualcosa ti interessa veramente fai sforzi enormi per raggiungerla.. Quindi intanto cominciamo a muovere il culo poi se le cose non cambiano.. Non c’è solo l’Italia x vivere.. O sbaglio?? 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *