Berlino

La porta di Brandeburgo a Berlino
La porta di Brandeburgo

L’occasione di partire per la capitale federale tedesca é arrivata grazie all’invito al matrimonio di amici ulmesi, ex-colleghi di Nokia. Lei di Civitavecchia, lui di Mestre, hanno deciso di presentarsi all’altare nella cittá che li ha adottati un annetto fa, dando vita a un vivace quanto estemporaneo ricevimento, nel quale due delle mille anime culturali italiane, cosí diverse e affascinanti, si incontravano a mille chilometri dai confini dello stivale.

Della cittá in sé non sapevo bene che aspettarmi: tutti me l’avevano descritta come un posto del quale sarebbe stato impossibile non innamorarsi.

Centro sociale Tacheles
Centro sociale Tacheles

Architettonicamente parlando, sulle prime Berlino mi é parsa un po’ senz’anima. Ci mancherebbe, dato che é stata distrutta completamente nella seconda guerra, é stata poi divisa e infine ha sofferto la caduta del muro. Ecco che Alexanderplatz sembra una piazza di Lignano City, o l’interno di un casinó di Las vegas nella migliore delle ipotesi, con un’accozzaglia di edifici diversi posti, a diverse distanze, a incorniciare un ampio spazio aperto.

Qua e lá sopravvive qualche edificio un po’ piú vecchio, ma in generale é assai difficile trovare qualche muro risalente a prima del secondo conflitto mondiale. Anche i pochi edifici piú antichi sono stati in gran parte restaurati o ricostruiti, come ad esempio l’imponente duomo, che troneggia maestoso sulla Sprea. Manca pertanto un vero centro storico che vada a braccetto con la porta di Brandeburgo e gli altri notevoli landmark.

Il Duomo sulla Sprea
Il Duomo sulla Sprea

C’é da dire che l’area urbana é sterminata: novecento chilometri quadrati che includono zone che una volta erano paesi, e col tempo sono stati inglobati dalla capitale assumendo lo status di quartieri. Girarla a piedi in cinque giorni é stata una fatica immane, con decine di chilometri macinati e la sofferenza di giunture, scarpe e fiato, complice un clima tutt’altro che continentale, con temperature massime al di sopra dei trentacinque gradi. Ciononostante, ritengo che fosse il modo migliore per scoprire e vivere al meglio ció che la cittá ha da offrire.

Che cosa rende, dunque, questa cittá cosí intrigante per molti? É sufficiente girare a piedi, arrivando all’affascinante quartiere Nikolai (Nikolaiviertel), uno dei piú antichi della cittá, fatto di zone pedonali, strade in ciottolato, graziose corti che ospitano Biergarten ed edifici sicuramente piú folkloristici che nel resto della cittá.

La stazione centrale al tramonto
La stazione centrale al tramonto

Poi, fermarsi per un salutare brunch a base di verdure, cereali e formaggi in uno dei molti art-Café della cittá, oppure dare un’occhiata ai molti negozi e molte gallerie d’arte, teatri, musei che la affollano. O, ancora, passeggiare lungo la Sprea, fermandosi davanti al Bundestag (il parlamento federale) per assistere a documentari proiettati sul muro dell’edificio, poi incontrando locali notturni affollati da giovani che, seduti su sdraio da spiaggia in riva al fiume, talvolta su spiaggette artificiali, sorseggiano cocktail divertendosi. C’é anche chi decide di salire su uno dei numerosi traghetti, alcuni dei quali sono riadattati a ristoranti galleggianti, mentre altri sono quasi delle discoteche semoventi, sul cui tetto si beve e si balla.

Il Bundestag
Il Bundestag

Questi sono alcuni degli aspetti di Berlino, cittá progressista in cui l’ateismo la fa da padrone: il 60% degli abitanti dichiara di non appartenere ad alcuna religione. Per chi non lo sapesse, infatti, al momento della registrazione in Germania bisogna dichiarare quale fede si professa, e in base a ció pagare le tasse per la relativa chiesa. Alla faccia di chi si lamenta dell’otto per mille. Venendo dalla cattolicissima e conservatrice Monaco, centro tecnologico della federazione tedesca, fatto di grandi aziende, frenetici e indefessi lavoratori, ordine, benessere diffuso, la differenza appare ancora piú netta. Berlino é invece costellata di start-up, piccole aziende neonate soprattutto creative, laboratori artistici, mendicanti. É un crocevia di popoli e meta preferita dagli immigranti dall’Est Europa e principalmente dalla vicina Polonia; é quindi frizzante culturalmente e attivissima artisticamente. Nella capitale é piú facile ascoltare dialoghi in inglese che in tedesco e soprattutto riuscire a scambiare quattro chiacchiere con i locali,  laddove a Monaco é ben piú difficile muoversi agevolmente senza la conoscenza almeno basica della lingua locale, e anche in tal caso si fanno i conti con  la maggiore diffidenza dei bavaresi.

Per uno studente o per un artista probabilmente non c’é paragone fra le due realtá. Chi invece ha un lavoro qualificato come ingegnere o manager, soprattutto nel settore tecnologico, ed é disposto a pagare un costo della vita nettamente piú elevato, trova pane per i propri denti nel sud-est.

N.B. Le foto in questa pagina sono state scattate ed elaborate dal sottoscritto.

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